Targa Florio race
Discendente da quella famiglia contraddistinta da una vena innovativa che ha legato il nome Florio a diversi e importanti ambiti del panorama palermitano e non solo, è a Vincenzo Florio (1883-1959), audace imprenditore, sportivo e creativo, che si deve la nascita, nel 1906, della gara automobilistica italiana considerata la più antica del mondo.
Un circuito molto impegnativo si articolava nello spettacolare scenario delle Madonie, passando da Cerda, Caltavuturo, Petralia, Geraci, Isnello, Collesano, Castelbuono, Campofelice; una lunga e tortuosa strada che stimolava l'estro di abili e coraggiosi piloti, dai nomi altisonanti, i quali si esibivano con le autovetture delle più prestigiose case costruttrici.
La sua storia, affascinante e travagliata, è stata interrotta soltanto nei terribili anni delle guerre, e, nonostante le difficoltà e le situazioni tristi che hanno comportato vari cambiamenti diminuendone l'importanza, la Targa continua a vivere oggi come rally, andando avanti con la stessa passione del suo inventore, vivacissima ed eclettica personalità il quale amava dire: « Continuate la mia opera perché l'ho creata per sfidare il tempo ».
Ma la Targa Florio non era soltanto un evento sportivo, unico nel suo genere e di cui rimane un ricordo che non si vuole perdere, era di più, molto di più: un rito, una festa del popolo. Un appuntamento annuale atteso, impazientemente, dalla gente non solo del luogo, ma anche da turisti, viaggiatori, appassionati, provenienti da ogni dove. Era un pellegrinaggio e bisognava andare la notte precedente la gara per prendere posto. Tra le valli, nei margini delle strade, nei ponti, non c'era angolo che rimaneva vuoto.
La protagonista di questa mostra vuole essere, infatti, proprio la gente - piloti, tecnici e spettatori - di quella che è stata la stagione d'oro della Targa, il decennio tra gli anni '60 e '70, quando la gara si disputava all'interno di un campionato mondiale.
Grazie agli occhi del maestro Franco Scafidi riusciamo quasi a sentire le voci chiassose, gli applausi, i rumori assordanti, i profumi di maggio dell'incontaminato paesaggio madonita. Percepiamo i rischi dell'imprevisto e soprattutto la passione e l'entusiasmo che prevalevano su tutto fino a nascondere il pericolo di un circuito affatto sicuro sia per i potenti bolidi moderni, sia per il pubblico. Fu, infatti, per motivi di sicurezza che dal 1974 la Targa fu ridotta a competizione nazionale.
Le immagini raccolte qui, in occasione della sua centesima edizione, sono solo una piccola parte di un archivio storico molto consistente.
Sono fotografie che diventano per chi la Targa l'ha vissuta un'esplosione di ricordi e di sensazioni e per le giovani generazioni un importante strumento per conoscere e apprezzare un pezzo di storia non solo sportiva, ma anche sociale.
Un circuito molto impegnativo si articolava nello spettacolare scenario delle Madonie, passando da Cerda, Caltavuturo, Petralia, Geraci, Isnello, Collesano, Castelbuono, Campofelice; una lunga e tortuosa strada che stimolava l'estro di abili e coraggiosi piloti, dai nomi altisonanti, i quali si esibivano con le autovetture delle più prestigiose case costruttrici.
La sua storia, affascinante e travagliata, è stata interrotta soltanto nei terribili anni delle guerre, e, nonostante le difficoltà e le situazioni tristi che hanno comportato vari cambiamenti diminuendone l'importanza, la Targa continua a vivere oggi come rally, andando avanti con la stessa passione del suo inventore, vivacissima ed eclettica personalità il quale amava dire: « Continuate la mia opera perché l'ho creata per sfidare il tempo ».
Ma la Targa Florio non era soltanto un evento sportivo, unico nel suo genere e di cui rimane un ricordo che non si vuole perdere, era di più, molto di più: un rito, una festa del popolo. Un appuntamento annuale atteso, impazientemente, dalla gente non solo del luogo, ma anche da turisti, viaggiatori, appassionati, provenienti da ogni dove. Era un pellegrinaggio e bisognava andare la notte precedente la gara per prendere posto. Tra le valli, nei margini delle strade, nei ponti, non c'era angolo che rimaneva vuoto.
La protagonista di questa mostra vuole essere, infatti, proprio la gente - piloti, tecnici e spettatori - di quella che è stata la stagione d'oro della Targa, il decennio tra gli anni '60 e '70, quando la gara si disputava all'interno di un campionato mondiale.
Grazie agli occhi del maestro Franco Scafidi riusciamo quasi a sentire le voci chiassose, gli applausi, i rumori assordanti, i profumi di maggio dell'incontaminato paesaggio madonita. Percepiamo i rischi dell'imprevisto e soprattutto la passione e l'entusiasmo che prevalevano su tutto fino a nascondere il pericolo di un circuito affatto sicuro sia per i potenti bolidi moderni, sia per il pubblico. Fu, infatti, per motivi di sicurezza che dal 1974 la Targa fu ridotta a competizione nazionale.
Le immagini raccolte qui, in occasione della sua centesima edizione, sono solo una piccola parte di un archivio storico molto consistente.
Sono fotografie che diventano per chi la Targa l'ha vissuta un'esplosione di ricordi e di sensazioni e per le giovani generazioni un importante strumento per conoscere e apprezzare un pezzo di storia non solo sportiva, ma anche sociale.























































